Capitolo 1 · Lezione 5 di 66 min di lettura
Privacy e dati: cosa non dare mai all'AI
Quando scrivi in una chat con l'AI, quel testo non resta sul tuo telefono: viaggia fino ai server di un'azienda, viene conservato e, a seconda delle impostazioni, può servire ad addestrare i modelli futuri. Non è un motivo per avere paura. È un motivo per conoscere poche regole e usarle sempre.
In questa lezione
- capisci cosa succede a quello che scrivi in una chat con l'AI
- impari quali informazioni non incollare mai
- scopri quali impostazioni controllare e come rendere anonimo un testo
- ti fai un'idea chiara di cosa dicono GDPR, AI Act e legge italiana
Dove finisce quello che scrivi
Quando invii un messaggio a ChatGPT, Claude, Gemini o a un altro assistente, succedono in genere quattro cose.
- Il testo arriva ai server del fornitore, spesso fuori dall'Italia, dove il modello lo elabora per rispondere.
- La conversazione viene salvata nella tua cronologia, finché non la cancelli tu. Anche dopo la cancellazione, il fornitore può conservarla per un periodo limitato, per motivi di sicurezza o di legge.
- Può essere usata per migliorare i modelli. Molti servizi per privati lo fanno, a meno che tu non lo disattivi. Nei piani aziendali, di solito, questo uso è escluso in partenza.
- In alcuni casi può essere letta da persone, per esempio quando i sistemi di sicurezza segnalano un possibile abuso o quando lasci un feedback su una risposta.
Le regole esatte cambiano da un servizio all'altro e vengono aggiornate spesso. Per questo non ha senso impararle a memoria: ha senso seguire alcune abitudini che ti proteggono sempre, qualunque servizio usi.
La regola d'oro
Prima di premere invio
Scrivi nella chat solo quello che saresti tranquillo a leggere su un cartello appeso in ufficio. Se ti metterebbe in imbarazzo, o metterebbe in difficoltà un'altra persona, non incollarlo, oppure rendilo anonimo.
Cosa non incollare mai
- Password, codici di accesso, codici OTP, chiavi di programmi o servizi.
- Dati di pagamento: numeri di carta, IBAN completi, credenziali della banca.
- Documenti d'identità, anche in foto: carta d'identità, passaporto, tessera sanitaria, codice fiscale.
- Dati sulla salute, tuoi o soprattutto di altre persone: referti, diagnosi, terapie con nome e cognome.
- Dati di clienti, pazienti, studenti o dipendenti: se li tratti per lavoro, ne sei responsabile tu.
- Informazioni aziendali riservate: contratti coperti da riservatezza, bilanci non pubblici, progetti non ancora annunciati, codice sorgente proprietario.
- Foto e voce di altre persone senza il loro consenso, soprattutto se servono a creare immagini o audio modificati.
Come rendere anonimo un testo in un minuto
Spesso l'AI non ha bisogno dei dati personali per aiutarti. Le servono la situazione e il problema. Basta sostituire i dati con segnaposto.
Il signor Marco Bianchi, via Roma 12 Padova, codice fiscale BNCMRC..., non paga la fattura n. 245 da 1.380 euro da tre mesi. Scrivigli un sollecito.
Un cliente, che chiamo [CLIENTE], non paga una fattura da circa 1.400 euro da tre mesi. È un buon cliente storico e non voglio rovinare il rapporto. Scrivi un sollecito cortese ma chiaro, con una scadenza di 15 giorni.
Il risultato è identico. Poi, nel testo finale, rimetti tu il nome e i dati veri, fuori dalla chat.
Le impostazioni da controllare, una volta sola
Ogni servizio le chiama in modo un po' diverso e le sposta tra un aggiornamento e l'altro, ma in quasi tutti trovi queste opzioni nel menu delle impostazioni, di solito sotto voci come "Privacy", "Controllo dati" o "Attività".
- Uso delle conversazioni per migliorare i modelli. Cerca l'opzione che permette al fornitore di usare le tue chat per l'addestramento e decidi consapevolmente se lasciarla attiva.
- Chat temporanee o in incognito. Molti assistenti permettono conversazioni che non finiscono nella cronologia e non vengono usate per l'addestramento. Utili per le domande più personali.
- Memoria. Alcuni servizi ricordano informazioni su di te tra una chat e l'altra. Controlla cosa hanno memorizzato e cancella quello che non ti serve.
- Cronologia. Ogni tanto elimina le conversazioni vecchie che contengono dettagli personali.
- App collegate. Se hai collegato l'assistente a email, calendario o documenti, verifica a cosa può accedere.
Se usi l'AI per lavoro
Chiedi prima se in azienda esiste una regola sull'uso dell'AI e quali strumenti sono approvati. Le versioni aziendali dei principali assistenti di solito offrono garanzie contrattuali più forti: dati non usati per l'addestramento, contratti conformi al GDPR, controllo da parte dell'amministratore. Usare il proprio account personale gratuito per documenti di lavoro è una delle cause più comuni di fughe di dati.
Cosa dice la legge, in parole semplici
Questa parte serve a orientarti, non sostituisce il parere di un legale o del responsabile privacy della tua organizzazione.
GDPR
Il regolamento europeo sulla protezione dei dati vale anche quando usi l'AI. Se inserisci dati personali di altre persone in uno strumento esterno, per esempio clienti o pazienti, quello è un trattamento di dati. Serve una base giuridica, bisogna informare le persone interessate, e il fornitore deve offrire garanzie adeguate. Per un professionista o un'azienda questo non è un dettaglio: le sanzioni sono serie. In Italia il Garante per la protezione dei dati personali è molto attento a questi servizi: nel 2023 è stata la prima autorità europea a bloccare temporaneamente ChatGPT, e all'inizio del 2025 ha bloccato DeepSeek.
AI Act
È il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale, in vigore dal 1° agosto 2024 e applicato gradualmente, in più fasi. Vieta alcuni usi considerati inaccettabili, come i sistemi che manipolano le persone sfruttandone le fragilità. Impone regole più severe per i sistemi usati in ambiti delicati, come il lavoro, la scuola, il credito e la sanità, e obblighi di trasparenza: per esempio, chi parla con un chatbot deve sapere che non è una persona, e i contenuti generati artificialmente come i deepfake vanno segnalati. Per chi usa l'AI in modo personale cambia poco. Per aziende ed enti che la adottano cambia parecchio.
La legge italiana
L'Italia ha approvato nel 2025 una propria legge sull'intelligenza artificiale (legge n. 132/2025), che si affianca all'AI Act. Tra le altre cose stabilisce che i ragazzi sotto i 14 anni possono usare questi servizi solo con il consenso dei genitori e prevede regole specifiche per alcuni settori, come la sanità, il lavoro e le professioni. Se hai figli o lavori in uno di questi ambiti, vale la pena informarti.
La checklist da tenere a mente
- Sto incollando dati che permettono di riconoscere una persona? Se sì, posso sostituirli con un segnaposto?
- Ci sono password, codici, dati bancari o documenti d'identità? Se sì, cancellali.
- È materiale di lavoro? Posso usare questo strumento secondo le regole della mia azienda?
- Mi darebbe fastidio se questo testo venisse letto da qualcun altro? Se sì, fermati un attimo.
In breve
- Quello che scrivi finisce sui server del fornitore, viene conservato e può servire ad addestrare i modelli, secondo le impostazioni.
- Mai password, dati di pagamento, documenti, dati sanitari o dati di clienti e colleghi.
- Sostituisci nomi e dati con segnaposto: il risultato è lo stesso.
- Controlla una volta le impostazioni su addestramento, chat temporanee, memoria e cronologia.
- GDPR, AI Act e legge italiana valgono anche per l'AI: per lavoro, usa gli strumenti approvati.
Domande frequenti
ChatGPT è sicuro per la privacy?
Dipende da cosa ci scrivi e da come lo imposti. Le conversazioni vengono inviate e conservate sui server del fornitore e, secondo le impostazioni, possono essere usate per addestrare i modelli. Se non inserisci dati personali o riservati e controlli le impostazioni sulla privacy, i rischi si riducono molto. Lo stesso vale per Claude, Gemini e gli altri assistenti.
Quali dati non devo mai scrivere in un chatbot?
Password e codici di accesso, dati di pagamento, documenti d'identità, dati sanitari, dati di clienti, pazienti o dipendenti e informazioni aziendali riservate. Quando servono per il contesto, sostituiscili con segnaposto come [CLIENTE].
Si può impedire che le mie chat vengano usate per addestrare l'AI?
Nella maggior parte dei servizi sì: nelle impostazioni su privacy o controllo dei dati c'è un'opzione dedicata. Molti assistenti offrono anche chat temporanee che non finiscono nella cronologia. Nei piani aziendali, di solito, l'uso dei dati per l'addestramento è escluso in partenza.
I minori possono usare ChatGPT e gli altri assistenti AI?
In Italia la legge n. 132/2025 prevede che i minori di 14 anni possano accedere ai servizi di intelligenza artificiale solo con il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale. Dai 14 anni il consenso può darlo il ragazzo stesso. I singoli servizi possono avere limiti di età propri, da verificare nelle loro condizioni d'uso.